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Un uso competente delle informazioni può svolgere un ruolo importante nella lotta contro le epidemie virali come il virus Ebola.

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L’infermiere di Emergency rientrato dalla Sierra Leone positivo al virus dell'Ebola, e ora ricoverato all'ospedale Spallanzani di Roma, è tra i numerosi volonterosi che offrono il proprio aiuto nella lotta contro l’Ebola. È possibile massimizzare l’utilizzo della tecnologia con lo scopo comune di arginare la diffusione del virus. Infatti, come in tutte le situazioni di crisi, anche in questo caso, la tecnologia può fornire un valido supporto per contribuire a risolvere problemi più o meno gravi anche in ambito medico sanitario.

Lo sviluppo di tecnologie emergenti ha un ruolo cruciale nella lotta contro epidemie e malattie. Ad esempio, Visual Analytics sviluppato da Qlik, approfondisce la questione prendendo in considerazione, in particolare, i big data, ovvero la grande mole di informazioni a disposizione dei ricercatori. Mentre il settore sanitario, sia privato che pubblico, sostiene da tempo l’utilizzo dell’analisi dei dati, le organizzazioni umanitarie non hanno ancora iniziato a esplorare e sfruttare questaEbola-e-big-data grande opportunità. Fortunatamente, le cose stanno cominciando a cambiare. Dall'ultima epidemia di Ebola, scoppiata lo scorso marzo e purtroppo ancora in corso, molti esperti sono giunti alla conclusione che i big data sono in grado di fornire spunti davvero importanti per sostenere la lotta contro le malattie infettive.

«Esistono centinaia di fonti dalle quali si possono estrapolare dati rilevanti, come quelli pubblicati sui social media, quelli che emergono dai movimenti delle persone in entrata e in uscita registrati dai terminali aerei e marittimi, e infine, le informazioni che si ottengono dalla malattia stessa». Ha spiegato Rosagrazia Bombini, Vice presidente e Managing Director per l’Italia di Qlik.

«La difficoltà più grande è raggruppare flussi molteplici di dati e non strutturati provenienti da fonti diverse in un formato che possa essere facilmente analizzato e, soprattutto, che ci permetta di capire come la malattia si sia diffusa». - ha precisato Bombini - «Quando si verificano disastri o epidemie, avere la possibilità di poter prendere decisioni basate su informazioni precise e concrete - come ad esempio definire il luogo in cui inviare le squadre di pronto intervento - è fondamentale. Quando vengono visualizzati nel modo corretto, i dati hanno il potenziale per isolare situazioni inaspettate, individuare lacune informative e rappresentare uno strumento indispensabile per gli operatori sanitari».

Nel caso dell’Ebola, cos’è stato fatto fin ora con i big data? Qlik ha creato un’applicazione che aggrega i dati relativi ai livelli di infezione e ai tassi di mortalità disponibili pubblicamente. Questo dà la possibilità di visualizzare i numeri dei decessi in ciascuna regione, confrontandoli con il numero di persone contagiate e determinando il trend di diffusione. Aggiungendo i dati relativi agli interventi medici, è possibile anche monitorare l'efficacia delle varie misure di prevenzione e quanto queste abbiano frenato i livelli di contagio.

In particolare, questo tipo di dati può facilitare gli aiuti e le organizzazioni sanitarie a decidere dove e come meglio agire. Dopo tutto, una delle più grandi sfide in caso di epidemia – sia che si tratti di Ebola o di semplice influenza stagionale – è quella di distribuire nel modo più preciso possibile le risorse mediche e di intervento al fine di contenere la diffusione. Quindi, quello che questi dati dovrebbero essere in grado di fare, è garantire che le risorse siano allocate in modo rapido, nel posto giusto e al momento giusto per somministrare le cure adeguate. Non solo si salverebbero vite umane, ma vorrebbe dire anche che lo sforzo di esperti sanitari e volontari verrebbe impiegato nel modo più efficace possibile.

Rosagrazia Bombini ha concluso evidenziando l’importanza della collaborazione: «Se sfruttate nel modo giusto, quando viene individuato un focolaio virale, tecnologie come l’analisi dei big data sono in grado di aiutare governi e organizzazioni sanitarie a intervenire efficacemente.» «Se lavoriamo insieme, condividiamo i dati e continuiamo a utilizzare l’innovazione anche per le questioni sociali, siamo sulla strada giusta per contenere - e forse un giorno anche arrestare - la diffusione delle malattie che da troppo tempo creano morte e disagio nel mondo».

 

 

 

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