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Le donne continuano a morire, spesso per mano dei loro compagni, mariti, padri, fratelli… uomini che dovrebbero amarle e proteggerle. Per cambiare è necessario modificare il modo di pensare patriarcale. Oggi io le voglio celebrare ricordando anche quelle donne che hanno profondamente cambiato la società italiana…

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Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza alle donne che in Italia continuano a morire spesso per mano dei loro compagni, mariti, padri, fratelli… uomini che dovrebbero amarle e proteggerle. Nel nostro Paese dall’inizio dell’anno i femminicidi sono stati oltre 100, uno ogni tre giorni, un numero impressionante, in continua crescita.
Sembra che gli assassini non abbiano intenzione di fermarsi, anzi la loro furia cresce e si scatena per motivi sempre più futili e incomprensibili, non solo per chi come me pratica la nonviolenza, ma credo per tutte le persone di ragionevoli.
E questa accade in tutto il mondo, in occidente come in oriente. Molti uomini -ma meritano di essere chiamati in tal modo?- non accettano che le donne decidano con la propria testa, non accettano che le donne siano responsabili e consapevoli della propria vita.
E allora cosa fanno? Le uccidono perché non hanno diritto di scegliere una vita lontano da loro.
In alcuni casi non hanno nemmeno diritto di scegliere se lavorare, come vestirsi, cosa pensare, insomma dovrebbero essere marionette sempre sorridenti e pronte a soddisfare i desideri dei lori padroni.

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Da anni lottiamo per contrastare questa violenza ma i risultati non si vedono.
Da anni ripetiamo che la radice di questo comportamento è nel patriarcato che da sempre vige nel nostro Paese ma non solo.
E quindi per cambiare dobbiamo iniziare a sradicare questo male che si insinua nelle menti fino considerare lecito, anzi, giusto uccidere chi non accetta le regole del patriarcato.
Non ho la ricetta ma sono convinta che il cambiamento debba iniziare dalla scuola e dalle stesse donne che devono liberarsi dalla convinzione che il “maschio” possa essere giustificato anche quando commette azioni violente.
La violenza non ha mai giustificazioni. La violenza va condannata, non solo a parole ma con atti concreti e tesi a scardinare pregiudizi e discriminazioni.

Desidero celebrare tutte le donne, ma in particolare quelle italiane che sono state uccise, ricordando altre donne italiane che con le loro scelte hanno contribuito a cambiare e migliorare il nostro Paese.
Per questo vi propongo il ritratto di 50 donne pubblicato da Wired →.
Marinella Zetti

 

 

 

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